Della festa anch’io son parte

Come usare una sfilata per parlare non degli abiti ma della filosofia alla base del brand

Un inverno tira l’altro, proprio vero. Gli inverni sono come le ciliegie e non finiscono mai di farsi gustare se presi nel modo giusto… così la prossima fashion week milanese si avvicina a grandi passi e durante quei giorni anche Elisabetta Franchi presenterà (nota bene, al di fuori del programma della MFW canonica organizzata dalla Camera Nazionale della Moda) la sua prossima collezione autunno/inverno per il 2020/2021.
Quale occasione migliore quindi per tornare a guardare cosa ci ha proposto per la stagione del freddo appena passata?
Con quali occhi torneremo a guardarla però? Quello che andrete a leggere, ammesso che abbiate la pazienza e la voglia di farlo, è uno scritto che racconta la sua moda in modo diverso dal solito; che aspira a far vedere il lavoro di Elisabetta Franchi da un punto di vista diverso dal consueto compitino di raccontare tessuti, palette di colori ed inspirazione di una collezione; per noi questi abiti saranno solo il pretesto per parlare di un brand e del suo modo di essere; il racconto di un fenomeno basato su anni di partecipazione ai suoi show sia dal lato della passerella che del backstage. Per raccontare gli abiti ci sono le immagini.
E’ un dato di fatto che il marchio Elisabetta Franchi sia in netta controtendenza rispetto a molti altri del panorama della moda italiana sia dal punto di vista dei risultati commerciali, economici, di successo che di immagine soprattutto.
Mentre il resto del mondo della moda, nel caso migliore, cammina invece Elisabetta Franchi corre.
Prendendoci la briga di andare a riguardare le sue collezioni una cosa salta all’occhio: sono tutte diverse ma hanno tutte una certa impronta che si intuisce subito nel taglio degli abiti. Anche all’interno della stessa collezione sono sviluppati motivi diversi eppure l’aria di famiglia è chiaramente stampata in ogni mise; a guardare distrattamente, con un fugace colpo d’occhio, potrebbe sembrare che ci sia un’accozzaglia di idee diverse messe insieme. Però poi ci si rende conto che non è assolutamente così; anzi…
Dietro ogni creazione c’è una cura ed uno studio fuori dal comune e per scoprirlo iniziamo raccontando una sfilata partendo dal backstage; perché è lì, dietro le quinte che si riescono a cogliere i segreti di quello che si vedrà sotto le luci della passerella.
Si arriva presto alla location della sfilata e tradizionalmente fuori dalla porta si trova l’immancabile fila di persone che aspettano solo di poter entrare, sono fan che arrivano decisamente in anticipo per potersi accaparrare i posti migliori se non ne hanno uno dedicato; un’attesa di ciò che sarà presentato che elettrizza l’aria ed è ben palpabile. Al contrario di quanto accade negli eventi di tanti altri designer si nota subito una cosa: moltissime delle persone che attendo sono vestite proprio Elisabetta Franchi.
Diverse mie amiche sapendo che avrebbero potuto vedere lo show sono andate a comprare un capo di Elisabetta per sentirsi immerse e partecipi del suo spettacolo e questo già di per se dovrebbe bastare a dare l’idea della forza dirompente del marchio. Ma andiamo avanti; entriamo sotto gli sguardi che sono un mix di invidia e di odio da parte delle persone fuori in attesa e che non possono farlo e si inizia a girovagare con fare distratto nel backstage per vedere che aria tira. Prima fermata di rito il tableau della collezione (ok, lo confesso, la seconda. La prima è rigorosamente il buffet) in cui a colpo d’occhio vedi quello che è stato preparato, quanti capi e che genere di mood hai davanti. Normalissima amministrazione; questo lo si trova in ogni backstage. Qui però ti giri e trovi altro; qualcosa di molto più interessante che la dice lunga sulla meticolosità della preparazione che sta dietro uno show.
Ti capita di trovare le planimetrie quotate della location con lo studio della disposizione dei volumi e delle scenografie. I rendering con modelli 3D degli abiti e delle modelle di come è il colpo d’occhio sui capi quando entrano in scena o sfilano; gli accessori, le luci, i punti di vista del pubblico e dei media. I colori ed i materiali da usare per ogni singolo componente della scenografia. Passando tra le postazioni delle modelle, tra le abilleuses, e guadando da vicino gli abiti e gli accessori ci si rende conto che il cartello che sta sopra gli stendini che recita “look n°…” qui han significato pieno. Ogni capo ha i suoi accessori dedicati, pensati e realizzati per andare insieme; dalle cinturealla borse; dalle scarpe ai cappelli; nati in sinergia non resi in prestito da altri perché potevano adar bene su un abito.
Total look nel senso più pieno del termine. manca solo una linea di lingerie e poi una donna potrebbe tranquillamente usare di casa con una mise pensata e realizzata di tutto punto da capo a piedi.
Letteralmente.
Elisabetta franche fall winter collection F/W 2019-2020 on catwalk during MilanoModaDonna - Milan Fashion Week #mfw
Elisabetta franche fall winter collection F/W 2019-2020 on catwalk during MilanoModaDonna - Milan Fashion Week #mfw
Anche ogni minimo aspetto dello show è curato, scelto e ricercato così come lo è ogni minimo aspetto degli abiti. Ed in questo contesto, questa frase, non è un luogo comune da usare quando non si ha altro da dire e buttar giù due righe; qui è assolutamente calzante nel rendere la realtà dei fatti.
Che poi… gli abiti di Elisabetta (che spero mi perdoni la confidenza del chiamarla per nome) hanno tutti un dono speciale.
Avete presente le pubblicità di molti fast food in cui si vedono dei cibi che sono delle sculture di colore ed armonia che lascia pensare siano buonissimi? Avete presente che poi quando realmente vi ritrovate far le mani l’oggetto del desiderio delle vostre papille gustative questi ha un aspetto a dir poco terribile e sciatto?
Avete presente quei capi di haute couture dai nomi altisonanti che sembrano sculture dinamiche indossati in passerella ma poi quando li si vede indossati da qualche star su un red carpet (perché una comuna mortale mai potrà acquistare uno) sembrano degli straccetti cadenti gettati addosso per caso sul corpo della vip di turno tanto che chi li vede è portata a pensare: anche potessi permettermelo non ne comprerei mai uno; se sta male a XXXXXX figurati come sarebbe tragico indosso a me…

Dove risiede il segreto del successo di Elisabetta Franchi? Facile: fate indossare un suo capo ad una qualsiasi donna e vi stupirà per come lo indossa.

Ecco, gli abiti di Elisabetta Franchi sono esattamente l’opposto. Una qualsiasi donna può indossarli e la esalteranno, saranno calzanti su di lei e ne metteranno in luce la femminilità. Sono abiti che suscitano lo “wow factor” ma che lo suscitano soprattutto nella cliente nel momento in cui li indossa e ci si vede allo specchio. Viene voglia di averli indosso; c’è poco da fare. WYSIWYG; What You See Is What you Get; quello che vedi otterrai.
Un abito di Elisabetta Franchi non delude, è una certezza di vestibilità e allure. Credo che per una designer non ci sia gratificazione migliore di un’acquirente che indossa un suo capo, si guarda allo specchio e si lascia sfuggire un: però… a me sta quasi meglio che alle modelle in passerella… All’uscita delle sue sfilate la reazione più comune tra il pubblico femminile non è di pettegolezzo su questo o quell’altro aspetto della sfilata; su chi c’era nel parterre o altro. Dal brusio della gente quello che emerge è un “beep… voglio andare a comprarne uno per me”. Non è una corsa alla sfilata successiva del programma, è piuttosto un prendere appunti per quando la collezione sarà disponibile in negozio.
Al termine di un suo show la coda è per poter entrare nel backstage e vivere l’immancabile successo di persona; non per andare via (tra parentesi secondo me il buffet del post sfilata è più allettante di quello del pre). La passerella è gremita di spettatrici che hanno assistito alla sfilata e desiderano fare un selfie sul luogo del delitto e di finte blogger che non hanno potuto partecipare alla sfilata e che si fiondano di corsa all’interno mentre ci sta gente dentro per poter far credere di essere state anche loro parte dello show perché è trendy. Perché non si può non esserci.
Ecco, oltre alla fantasia, la creatività, l’impegno e la serietà del lavoro è questo che fa la differenza.
Una donna Elisabetta Franchi non è una donna che indossa un capo disegnato da lei. Una donna che indossa Elisabetta Franchi fa parte del brand. Fa parte della squadra.
La disegna perfettamente l’ultima strofa della poesia “Goal” di Umberto Saba: della festa, ella dice, anch’io son parte
Elisabetta franche fall winter collection F/W 2019-2020 on catwalk during MilanoModaDonna - Milan Fashion Week #mfw

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